sabato 11 luglio 2015

Il Racconto dei Racconti - [RECENSIONE]

Hola!


Hola bella gente!! Facendo finta che non abbia pubblicato tipo solo due articoli negli ultimi tre mesicome va, tutto bene??

In Grecia, sempre uno spasso!? #tu-tun #stissh

Thing is che fra i primi lavoretti estivi ed un CALDO CANAGLIA #wtf #mygodness! che c'ha reso tutti fradici epigoni della Torcia Umana mi son ritrovato a passare le giornate a programmare #spoiler il futuro del Blog, che affiancherò ad una vagonata di pheegate video-ludiche... #abuonintenditor... #yt #statuned!!


Ma bando alle ciance, e cominciamo a parlare di robe a cui fregauncacchio a nessuno: il Fantasy.
Esplicita sfida di Ariana all'ingravidazione. 
Ah, Ariana #<3<3<3.

Nello specifico, un film particolare uscito nell'Aprile di quest anno e che ridi e scherza manco avevo inserito in uno dei Tototrailer...
Perché "particolare"?
Perché ITALIANO.
#tan-dan-daaan!!

E quando si parla di produzioni italiane che fuoriescano dai soliti drammi famigliar-comunistoidi o commedie tutte peti, "MARONN'!!" e scuregge  #blink #that'swhatwedo #babe  le prime reazioni non possono che esser sempre quelle simpatiche smannate sui coglioni a cui segue SEMPRE il solito ragionamento pro-positivo sul cinema nostrano: 
NUN C'ABBIAMO LI SORDIiii #$$$ #budget per tallonare i cari fratellonzoli ammerigani sul piano degli EFFETTI SPECIALI, e quindi tutto ciò che riguarda grandi numeri, digitale, ambientazione.

Il tutto in combo con gli svincoli di ciò che per noi è "commerciale": non avendo la rigidità di dover vendere al fottuto MONDO i nostri prodotti, sul piano creativo / di scrittura delle nostre storie abbiamo un campo più libero ERGO dialoghi più profondi e non tagliati a colpi netti di cesoie, ma per conseguenza anche più lunghi ed "impegnativi".

Il ché, con un fantasy italiano, si traduce aprioristicamente in un semplice: "Ecco impegnarci nella solita cagata-brutta copia del Signore degli Anelli con zero spettacolarità."

La cosa triste di questa affermazione è che #whaddaffuck è VERA.

Ma solo da una prospettiva accidentale indice altresì di una doppia conseguenza: 

1) riteniamo che il Fantasy debba essere PER FORZA di stronzissime cose il Signore degli Anelli;

2)  il fatto che il nostro solo metro di paragone qualitativo e per cui siam soliti sbrodolarci addosso sia il solo cinema hollywoodiano è emblematico di quanto sotto certi aspetti la globalizzazione l'abbia messa NEL CULO al nostro senso critico popolare.

Siamo onesti, io in primis: se in un Fantasy non riceviamo una promessa di grande azione, effettoni, eserciti a perdita d'occhio e Legolas che stermina olifanti a colpi di swinging e frecce letali
rimaniamo delusi come mocciosi davanti ad un gamestop chiuso per ferie.

E quindi quando gli amici me lo buttarono sul piatto, divenni improvvisamente curioso di vedere come sarebbe stato trattato un Fantasy da un regista italiano nel 2015 (2014, considerato il periodo di produzione), della serie: "vediamo dove siamo arrivati".

- La Trama in Sintesi -
#LaTramaèSemplice.
"Il Racconto dei Racconti" è la seconda trasposizione cinematografica de "Lo cunto de li cunti ovvero lo tratteniemento de peccerille" #mizzega di Giambattista Basile (1566-1632), che sappiamo tutti chi era. #credighe

Dei cinquanta racconti originali, ne son stati trasposti per ovvie ragioni solo tre: La regina, La Pulce, Le due vecchie.



"La Regina": nel regno di Selvascura il Re e la Regina #milf (Salma Hayek) cercano da anni di avere un figlio ma senza successo. Grazie all'intervento di un misterioso negromante si scopre che, mangiato il cuore di un Drago, la Regina rimarrà sicuramente gravida.
Il sacrificio del Re permette all'ormai vedova di nutrirsi del cuore rigorosamente cotto da una giovane vergine: dopo la cena, nel corso della notte, le due donne (Regina e cuoca) rimangono entrambe incinte dalla magia del cuore del Drago, dando poi la luce a due inquietantissimi ragazzini albini identici d'aspetto e che una volta cresciuti diverranno molto amici. Tanto da far ingelosire la Regina madre...
"La Pulce": nel regno di Altomonte un Re vedovo #pure #ammazzaoh cresce una figlia adolescente e per questo sognatrice di un gran bel marito. In un momento di noia il padre fa "amicizia" con una piccola pulce alla quale si affeziona tanto da tenerla con se: nel corso degli anni la nutre amorevolmente, facendola crescere sproporzionatamente;
 sotto le pressioni della figlia, ed a seguito della morte dell'enorme pulce, il Re indice un torneo per maritare la propria piccola: vincerà chiunque indovinerà a quale animale appartiene la misteriosa pelle appesa nella sala del trono...
"Le due vecchie": un Re donnaiolo e beone (Vincent Cassel) s'innamora della voce di una popolana, senza accorgersi che trattasi di un'anzianissima vecchietta la quale vive assieme alla sorella coetanea. Re e vecchia interolquiscono attraverso una porta che gli impedisce di vedersi, ma non di arrivare a giacere insieme nelle camere del Re col buio più totale: la mattina dopo però il Re si accorge con orrore dell'età della donna e la fa gettare dalla finestra.
Precipitata in un bosco miracolosamente senza infortuni, la vecchia incontra una maga che la trasforma in una bellissima ragazza nel fiore degli anni...

- La SCENEGGIA -


Dal momento che trattiamo di trasposizioni da una raccolta di novelle seicentesche, la struttura del film non segue il canonico scheletro a "tre atti" con cui il cinema americano ci culla bellamente da tiposempre.

Ne risultano un ambiguo susseguirsi di accadimenti che non vedono sostanziali evoluzioni negli archi narrativi dei personaggi, ritmi di narrazione consistenti e soprattutto dei tagli netti dei finali, come è proprio delle fiabe più stagionate: quelle stronze per davvero, che prendevano seriamente l'intelligenza dei fanciulli e non si preoccupavano di farli cagare in mano, poiché loro non erano considerati stupidi e quelle funzionavano uguale come lezioncine di vita.

  • EVOLUZIONE DEI PERSONAGGI: la cosa è dovuta ai tempi (brevi) della fiaba, e quindi agli stessi vincolati nel metraggio della pellicola --> essendo un film tripartito #icsdì, non c'era lo spazio materiale per dedicare ai numerosi co-protagonisti uno sviluppo "psicologico" consistente.
    Si parte con Tizio e Caio inquadrandoli dapprincipio come sventurati che andranno incontro a qualcosa, ma senza arrivare a sviluppare una forte immedesimazione nei loro confronti;
    cosa che si traduce in uno schietto "circo" di storie.
  • RITMI NARRATIVI CONSISTENTI: proprio perché costruite su fondamenta fiabesche, le tre vicende si prendono tutto il tempo necessario per allungare la brodaglia e raccontare le singole scene: un classico del cinema europeo "non-commerciale" (pur quando vorrebbe esserlo), in cui ci ritroviamo ad assistere ad inquadrature e tempi di prosa notevoli per degli spettatori abituati alle cadenze parlate d'oltreoceano. Leggi: dialoghi meno sintetici, più "larghi di manica" che  permettono una migliore degustazione delle prove d'attore e delle voci dei personaggi, ma altresì fanno sentire tutto il peso "teatrale" delle situazioni.
  • FINALI "TAGLIATI": così come non possono esservi archi di trasformazione dei personaggi importanti, così i tre finali chiudono d'impatto, con la stessa violenza con cui le storie si aprono a inizio film. Ed anche qui, questi finali "lanciati in faccia" e non accompagnatori con manina dello spettatore come i settordicimila del Signore degli Anelli, si fanno sentire. Eccome.
ATTENZIONE: non che questi punti siano sbagliati, ma sono ciò che contraddistinguono questa particolare pellicola e più la separano dalle canoniche storie a cui ella stessa si ispira.

- La REGIA -
Il nostro Matteoneee #ué,matte'!
Matteo Garrone è un BRAVO Regista.

Ce sa fa', che je voi dì?

Siccome sono un ignorante di merda, ho visto qualcosa solo di "Gomorra" (2008) e "Reality" (2012), ma quel poco che ho visto mi ha fatto respirare aria di internazionalità, cosa che comincia a traspirare da un decennio a questa parte coi nuovi talenti di Casa.

E grazie a Dio l'ha girato lui, questo Fantasy italiano o, statene pur certi, ci saremmo ritrovati con l'ennesima riproposizione dei metodi e delle luci #LELUCIIIII Un posto al sole-style. #nnuuoooooo

Garrone dirige con mano ferma gli attori, si sente la sua imposizione nelle scene, il che é un gran bene! Non si lascia intimorire #autostimaitalica #ftw dagli altisonanti Hayek e Cassel, per stendere quella che chiaramente è una sua visione d'autore.

Dove casca il palco: la creazione dell'atmosfera Fantasy.
Garrone Maestro in 'sta scena ha dato l'ammerda pure a Jackson ed ai suoi fottuti fantamilioni di petroldollari.
Con Tales of Tales assistiamo ad un mondo medievale al quale, DA SPETTATORI, è difficile credere al magico. 
C'è l'elemento magico - FANTASTICA la scena del Drago - ottimi trucchi e costumi MA permane onnipresente la scìa dell'"esiguo" budget
Grazie a Dio i nostri Avi erano gente coi CONTROCOGLIONI in grado di scolpire paesaggi del genere. Altrimenti non oso pensare a cheddiavolo avrebbero dovuto inventarsi in post-produzione per i Campi Lunghi #ara #'assa star...
Là dove si necessita della creazione immaginativa di un mondo immaginario, Garrone, come tutti i registi italiani dalle mani legate sulla questione, si deve limitare a riprese fottutamente STATICHE delle ambientazioni, relegandosi ad imbarazzanti trucchetti in CGI (orribili i Campi Lunghissimi delle cittadelle) e noiose riprese di noiosi esterni (#figa dei fottuti campetti da calcio borghesi) per sopperire alle lacune del bagaglio digitale di una post-produzione italiana odierna.

Ed è proprio qui che ho avuto molto di riflettere: con questa pellicola - se vogliamo - "coraggiosa", l'Italia si è riconfermata, sul campo cinematografico internazionale mondiale, una studentella liceale che sogna i grandi KOLOSSAL ma ha a disposizione una tecnica ignorante, due goleador ed un cellulare per tentare di imitarli.
Saprà anche scrivere, ma DIO MIO qualcuno le insegni a trovarsi una propria voce.

E quando parlo di "voce", intendo proprio un sopperire a ciò che non può permettersi #digitale kattivo sviluppando un proprio linguaggio, un proprio codice riconoscibile e applicabile in tutto ciò che fuoriesca dal genere comico-drammatico.

Una voce che ho già sentito risuonare anche in questa pellicola ed appartenente al GRANDE cinema storico: Bava e Fulci, porca puttana, che giravano senza fottuta CGI pur tirando in piedi vere e proprie lezioni della tekné cinematografica da prendere a coppie di cinquine cinquant anni di registucoli ammerigani fino a che non son diventate dispari!! #fuck!! #simile   

Una voce che può e deve cantare nel ritorno al MATERIALE, ai costumi, alle scenografie ed al trucco con una leggera (perché solo leggera può svilupparsi) spinta del CGI che la futura generazione di registi (youtube, paradossalmente, comincia ad insegnare) ha già cominciato ad implementare a prescindere dai discreti risultati.

Un ritorno al "vecchio" cinema che sta ricominciando a mettere in atto Hollywood stessa, ma che a differenza nostra si ritrova ad armeggiare con un'arma a doppio taglio: i troppi soldi vincolati al mercato mondiale, ovvero  quando devi far piacere il prodotto popolare every fuckin' TIME e al quarantenne massacrato dal lavoro E al marmocchio dodicenne che a legge della MPAA se vede del sangue o sente parolacce si caga addosso che nemmanco Gesù Cristo alla vista di due rette ortogonali.

Noi POSSIAMO #facciamolo! mettere in scena personaggi coi contro, con psicologie e logiche MATURE a cui affiancare una matericità da esaltare con inquadrature un pò più azzardate! #eutilizziamoli #stidollyiiii

Il cinema per i marmocchi cagacazzi lasciamoli ai ciccioni stelle e strisce, noi ci occupiamo del cinema Serio e Crudo. #fuck #yeah

Ma arriviamo al verdettoooo...

VAI CON L'ARIANOMETROOOOO

3,75 ARIANE!!

"Il Racconto dei Racconti" è un bel film, difficilmente apprezzabile dai fanatici dei pop corn-movie ed un Fantasy fuori dal comune: peculiarità non appieno promossa, perché comunque indicativa di una carente esperienza del Genere nel Cinema italiano ma che - nonostante ciò - va riconosciuta se non altro come prova di un Autore che chissà cosa potrebbe tirarci fuori con la stessa libertà creativa e maggiori mezzi a disposizione.


La butto lì, produttori anglo-mediterranei: ma tipo cominciare a farne un pò di più, di 'sti film? Che magari nel giro di un decennio arriviamo a realizzare operette dal certo piglio artistico ed in grado di rivaleggiare contro quegli yuppie onnipresenti nelle sale italiane.

Voglio cominciare a vedere trailer di storie dal carattere italiano a cui appassionarmici senza la noia di recarmi in sala con il sospetto che lo spettacolo non inciterà il mio stomaco a mangiare forsennatamente i pop-corn perché dannatamente PRESO al 100% da quello che vedo.

E non mi si tacci di fascio-patriottismo: voglio confidare nei frutti che una totale globalizzazione non può dare, e che una singola cultura, fra pregi e difetti, può DIFFERENZIARE, dando adito al NUOVO. #ahn #mal?

Oh figa, una sorta di Sam Raimi tutto pizza-spaghetti e mandolino è chiedere troppo?!?!? #puntodidomanda 

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